Origine, sviluppo e chiusura delle miniere di Gennamari e Ingurtosu

Le origini della miniera

Così scrisse l’Ingegner Baldracco nel 1853: “Nella regione di Su Gurtosu, anzi citata, ed a cui giugnesi a qualche distanza dal sito di Sa Tela, molti sono i lavori stati eseguiti per l’addietro…”. Ed in effetti alcuni anni prima un prete di Guspini aveva preso a scavare illegalmente della galena, fondendola sul posto e facendo credere ai suoi fedeli che egli si recava ad Ingurtosu per raccomandare le anime dei defunti (da cui anche il nome: Is Animas). In seguito nel 1829 la miniera di Ingurtosu venne “scoperta e denunziata” da un fabbro di Arbus.
Nel 1850 i commercianti liguri Marco e Luigi Calvo ottennero i permessi per effettuare ricerche nella regione di Gennamari e Ingurtosu e costituirono la Società Mineralogica di Gennemari. Qualche anno dopo nel 1857 la miniera fu venduta a imprenditori francesi che costituita la Società Civile delle miniere di Gennemari e Ingurtosu chiamarono a dirigerla un esperto tecnico di origini tedesche, l’Ingegner Bornemann.

Gli avvicendamenti e lo sviluppo

In poco tempo le solitarie vallate, frequentate fino ad allora solo da qualche pastore, vennero attaccate prepotentemente nei loro affioramenti e divennero crocevia di uomini e di carri carichi di minerale. Furono apportati da nuovi soci francesi ingenti capitali per poter sfruttare al meglio i giacimenti; nel 1866 fu chiamato a dirigere la società l’Ingegner Hoffmann, alla sua guida furono eseguiti importanti lavori.
Ingurtosu divenne a partire dal 1875 una delle miniere più importanti del continente europeo, potendo contare nel 1890 circa 1500 minatori. Importanti lavori furono condotti nella regione di Casargiu, confinante con l’omonima concessione di Montevecchio e nella regione di Bau, furono inoltre costruite moderne laverie.
Nel 1899 le Miniere di Gennemari ed Ingurtosu furono cedute alla più importante società mineraria inglese, la Pertusola Limited, presieduta dal Lord Thomas Alnutt, visconte di Brassey. Furono subito cominciati nuovi lavori, in particolare un notevole investimento economico permise la costruzione di una moderna laveria meccanica nella regione di Naracauli, costata oltre 400 mila lire e inaugurata nel 1900 alla presenza di alte autorità del regno.

L’illusione prima della fine

Con l’avvento della Pertusola sorse dunque una nuova era di lavori e impianti: furono approfonditi i Pozzi Maestri di Gennemari e Ingurtosu; per la coltivazione del filone Brassey, fu intrapresa la costruzione di un pozzo nella regione di Naracauli, a cui si diede il nome di Lambert. Una linea ferroviara a scartamento ridotto consentiva il trasporto dei minerali dalla regione anzidetta fino all’imbarco di Piscinas. Per collegare inoltre Gennemari a Naracauli furono realizzate delle teleferiche. A livello sociale è da segnalare l’introduzione del sistema Bedaux, secondo alcuni dirigenti considerato un modo per far arricchire il minatore. L’effetto che si otteneva era in realtà quello di generare un eccessivo affaticamento del minatore, il quale si vedeva costretto a lasciare la miniera dopo pochi anni.
La nuova era di lavori, spinta dalla Pertusola, aveva la parvenza di non potersi arrestare, soprattutto nel periodo seguente la prima guerra mondiale: al costoso impianto di Naracauli si aggiunse la moderna laveria di Pireddu, fu migliorato il Pozzo Gal e scavato un nuovo pozzo nella regione di Casargiu che prese il nome di Pozzo 92. Nel villaggio di Ingurtosu furono proseguiti i lavori per la costruzione della chiesa, vennero realizzate le scuole e l’ambulatorio medico prese a funzionare come unvero ospedale, l’energia elettrica raggiunse anche le abitazioni dei minatori.

Il triste epilogo

Negli anni seguenti la seconda guerra mondiale, per converso, le cose mutarono velocemente: si cominciò infatti a notare un generale impoverimento del filone Brassey, considerato la naturale prosecuzione del filone Montevecchio e su cui insisteva gran parte della miniera. A ciò si aggiunse la forte concorrenza dei paesi africani e il fatto che la Pertusola meditava un veloce abbandono.
Gli anni ’50 furono caratterizzati da numerose contestazioni operaie, i minatori avevano visto come fumo negli occhi l’imposizione del Patto Aziendale che prevedeva la rinuncia a molti diritti e lamentavano inoltre le precarie condizioni di lavoro. Era, come si suol dire, l’inizio della fine, che vide la Pertusola, in un clima particolarmente arroventato, abbandonare la scena, lasciando a terra centinaia di minatori. Negli anni ’60 Ingurtosu passò al gruppo Monteponi-Montevecchio che procedette alla chiusura di tutti i cantieri, trasferendo gli operai in altre miniere dell’isola.